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La mente viaggia, percorre sentieri già tracciati e da tracciare. Ritrova immagini che trasforma o riprogramma. I pensieri sono movimento, veicoli, aeroplani che volano e visitano una grande ampiezza di terreni.

È straordinario il viaggio che ci fa percorrere…

A volte però la stessa mente attiva tutta una serie di dubbi e pensieri preoccupanti che, come tarli, se lasciati fare tendono a prendere molto spazio.
Si tratta di pensieri intrusivi che incoraggiano l’insicurezza, il rimurginio e creano ansia: inscenano spesso un film di previsioni o deduzioni allarmanti, non veritieri, che non corrispondono alla realtà. 

Quando siamo vulnerabili, magari ci troviamo a vivere un momento delicato, particolare, inevitabilmente possiamo trovarci ad essere più esposti alla paura ed essere agganciati da questo tipo di pensieri.

È da questa “comunella” tra paura e rimurginio mentale che nasce l’impalcatura dell’ansia, di alcuni meccanismi di difesa e condotte reattive. 

Il punto cruciale per disattivare questo circuito è lavorare sulla consapevolezza, sul riconoscimento dello stesso. Ogni volta che ci accorgiamo cosa sta accadendo , senza giudizio dobbiamo aiutare noi stessi a liberare la mente.

Ed in che modo possiamo farlo? Innanzitutto dando un nome alla paura, ovvero comprendere il motivo che sta alla base.
Accogliendo la paura che sta all’origine dei pensieri possiamo portare poi l’attenzione al corpo, alle sensazioni fisiche, respirare con noi stessi… creare spazio per la tranquillità.

Non è un processo immediato, in quanto quei pensieri ci mettono a dura prova, ci fanno credere che sono veritieri, che dobbiamo non fidarci, stare in allerta.  È come attraversare una forte tempesta. Che vuole trascinarci. 

In questi momenti le altre azioni consapevoli che ci aiutano a sgonfiare la pesantezza mentale sono:
riconoscere il meccanismo che è in atto, ciò che sta accadendo. Il passato può tornarci utile, perché rappresenta una biblioteca in cui poter consultare comportamenti o modalità d’ansia, simili a quello attuale, che abbiamo già vissuto, messo in atto. Attraverso il riconoscimento della similitudine tra vissuto passato e presente si attiva un processo di apertura e conoscenza: “riconosco dunque conosco, so.”

La Psicologia insegna che maggiore è la conoscenza di noi stessi e delle proprie sensibilità e comportamenti di reazione maggiore è la possibilità di prendersene cura. 

Anche il parlarne, cercare un confronto una condivisione con una persona vicina – purché sia integrato con altre nostre azioni di cura, dunque non diventi un modo automatico per scaricare la tensione –   può aiutarci a sgonfiare la situazione ansiosa. Può essere di grande aiuto anche la scrittura espressiva attraverso cui raccontare a noi stessi ciò che stiamo vivendo.
Questo permette di riequilibrare il sistema omeostatico mente corpo, parte cognitiva ed emotiva.
Anche il movimento fisico o altre attività distraenti svolte con presenza e motivazione possono essere un aiuto allo scioglimento delle tensioni mentali. Nel caso in cui questi pensieri diventino troppo intrusivi e limitanti per la vita è importante chiedere aiuto e rivolgersi ad un esperto, uno psicologo psicoterapeuta . Un percorso terapeutico mirato, consente alla persona di accrescere maggiore sicurezza in se stessa e di gestire in modo consapevole, di prevenire l’insorgere dei pensieri intrusivi e stati ansiosi correlati.

Qualunque sia l’aiuto che scegli di ricevere e mettere in campo, ciò che conta è che abbia un senso, un significato consapevole di cura.

Rimurginare è un meccanismo molto perfido e insidioso, ma possibile da contrastare e sgonfiare. L’obiettivo è tornare a casa, a te stesso, alla realtà.

Essere consapevoli significa attraversare i momenti belli e i momenti difficili con una grande forza vitale trainante: voler stare bene.

da Ilaria Greco |27 Aprile 2020