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La parola consapevolezza ha sempre avuto da parte mia un’attenzione curiosa, un po’ come quando mi affaccio da un terrazzo e guardo, osservo, ammiro ciò che ho davanti. Anche se il terrazzo è sempre lo stesso, mi piace riscoprirmi sorpresa, presente con ciò che c’è, dentro e fuori di me.

È attraverso questo contatto con me stessa che posso riscoprire la mia capacità di portare attenzione all’essenziale.

“Più sei in contatto con ciò che c’è, più ti riscopri vivo”

La consapevolezza nasce dal riconoscimento di questo valore, che a me piace chiamare: essenzialità del qui ed ora. Giungere a questa condizione significa approdare ad una nuova veduta capace di offrire nuovi significati alle esperienze della vita. In realtà dove si giunge poi si riparte, non vi è limite alla conoscenza di sé stessi.

“Tutto è in movimento. Tutto è in evoluzione”

La consapevolezza ci accompagna in ogni momento della quotidianità, siamo noi ad accoglierla oppure no…decidiamo di coltivarla oppure no, di raccoglierla oppure no. Detta così può quasi sembrare che sia una questione di scelta, ma in fondo lo è.

Ognuno di noi ha il proprio modo di dialogare con se stesso, attraverso uno spazio di intimità profonda, in cui ci concediamo un’opportunità esperienziale: conoscerci ogni giorno.

La consapevolezza nasce ogni volta che riconosciamo le emozioni, sensazioni che proviamo quando viviamo un’esperienza specifica; siamo consapevoli quando ci accorgiamo dei comportamenti che mettiamo in atto, il modo come reagiamo davanti a uno stimolo stressante o piacevole.
La sua coltivazione dipende molto dal modo con cui ci relazioniamo ad una situazione che stiamo vivendo.

Ruolo decisivo ce l’ha il tipo di pensieri che attiviamo davanti una specifica situazione piacevole o spiacevole.

Per esempio, quando ci troviamo a vivere una situazione stressante c’è una parte di noi che entra in allerta. In nostro soccorso si attivano tutta una serie di deduzioni, pensieri che molto spesso tendono a totalizzare il problema stesso. In particolare attiviamo la produzione di pensieri che delineano collegamenti tra esperienze già vissute e da vivere.

“Coltiva la consapevolezza attraverso il dialogo con te stesso

Per tracciare, curare la tua consapevolezza sono necessari 3 passi:

  1. il primo passo è fare chiarezza, riconoscere le sensazioni, emozioni, sentimenti che senti di star vivendo nel momento presente. E per far questo è necessario “stare” con ciò che c’è, si presenta nel momento, senza giudizio, ma con mente aperta che accoglie e osserva il flusso emozionale;
  2. il secondo passo consiste nel mettere a fuoco i pensieri e abitudini comportamentali ricorrenti, in modo da prendere contatto con la propria parte reattiva, ripetitiva. Anche in questo passo si tratta di riconoscere senza giudicare ciò che c’è;
  3. il terzo passo è l’azione consapevole che consente di sperimentare una nuova “modalità di stare e fare“.

Tutto questo trova riscontro nella Mindfulness e la Bioenergetica: “figlie” della Psicologia, sono due valide metodologie, la cui pratica consente di contattare il proprio sentire ed integrarlo con il proprio pensare.

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